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lunedì 20 maggio 2013 3.35
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Mangiar sano
Impressionato dalla magrezza del bambino, Matteo corre in paese, entra in un negozio di alimentari e chiede alla proprietaria “che si porta da mangiare a qualcuno che ha molta fame?”.
La donna risponde senza esitare: “
il pane
”. Ed è proprio così.
Fin dagli albori della civiltà il pane vuol dire
nutrimento e benessere.
Ottenuto dalla lievitazione e successiva cottura in forno di un impasto di farina di cereali, acqua e condimenti vari, il pane ricopre un posto fondamentale nella tradizione occidentale come
componente primaria dell'alimentazione
, tanto che spesso si usa il termine per indicare in maniera generica il cibo o il nutrimento, anche in senso metaforico.
Le varianti delle ricette sono molteplici, ma quelle più diffuse prevedono l'impiego di due parti di farina di frumento e una di acqua, in parte freschi e in parte provenienti da un impasto precedente (lievito naturale o cosiddetta pasta madre); ne esistono tuttavia innumerevoli varianti in base al tipo di farine usate in aggiunta, oppure in sostituzione, di quella di frumento (ad esempio di mais o segale, ma anche derivata da legumi come la soia), oppure ancora per tipo di condimenti. Quasi sempre al preparato per il pane viene aggiunto del sale durante la fase di preparazione; il sale che si utilizza è il sale marino grosso, viene fatto sciogliere con un po’ di acqua e aggiunto a parte all’impasto per evitare che blocchi la lievitazione. Possono essere aggiunti anche olio, burro, strutto e altri grassi. Oggi è sempre più diffusa l'abitudine di
sostituire il lievito naturale con il lievito di birra
che permette una lavorazione e una lievitazione più rapide. Numerose le varianti regionali: come non citare, ad esempio, il pane di Altamura, o quelli toscani e umbri (privi di sale), o, ancora, il pane di Ferrara e la piadina romagnola. In alcuni paesi medio-orientali è diffuso, invece, l’uso di pane non lievitato (detto anche azimo). Gli Ebrei, ad esempio, lo mangiano in occasione della commemorazione della diaspora e secondo le Sacre Scritture, l’Ultima Cena di Gesù fu consumata a base di pane azimo.
Il pane è da sempre protagonista anche nel settore dell'arte, dalla letteratura al cinema. Tutte le forme d'arte, infatti, hanno spesso tributato un doveroso omaggio al morbido alimento.
Un esempio su tutti: nel famoso film
Io non ho paura
di Gabriele Salvatores, il piccolo Matteo scopre per caso il luogo in cui dei malviventi tengono sequestrato un suo coetaneo.
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